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Ѐ curioso – dice a se stessa – che per me lui sia prima di tutto un volto, e io voglia essere per lui un corpo.²⁰
Prima di essere linguaggio, al di là del linguaggio, la voluttà è vertigine. Irriducibile al piacere e anche al godimento, è indissociabilmente sensazione ed emozione. Emozione suscitata dal presentimento di un abisso, di una profondità che non è una dimensione dello spazio ma dell’ esperienza del « senza fondo» dell‘essere carnale dell’ altro. L’altro è ordinariamene percepito e incontrato a partire dalla sua forma, dal suo aspetto,dalla sua apparenza. La comunicazione è simbolica e, in complesso, egli appare in modo un po’ disincarnato. Interlocutore, collaboratore, avversario, è prima di tutto come soggetto di parola, di pensiero o di azione che viene incontrato. Predomina ciò che Hegel chiama la «lotta delle coscienze». Ora ecco che di colpo, talvolta, ci si ricorda dello spessore di questo corpo, della sua densità, della sua opacità, ma anche della sua fragilità, della sua debolezza o della sua vulnerabilità. Nasce il desiderio di conoscerlo in modo non indiretto e simbolico, ma, in modo immediato, totale. «Conoscere in senso biblico»… Ѐ la nascita del desiderio carnale come desiderio di incarnazione dell’altro… e di se stessi.
²⁰A.PIEYRE DE MANDIARGUES, Le lys de la mer, cit. in H. VAN LIER, l’intention sexsuelle, Casterman, Tournai-Paris 1968, 43.
XAVIER LACROIX “Il corpo di carne. La dimensione etica, estetica e spirituale dell’amore” EDB, 1996 Pag 56-57. Come mettere in evidenza la nostra esperienza spirituale, cioè la salvezza, e nello stesso tempo non negare la esperienza carnale?. In più la teologia dovrebbe indicare la via per superare questo contrasto?. Violana Russo.
"Ciò che permette di dire che una rappresentazione di Dio è giusta è
che essa serve la vita dell’uomo e la sua umanità. Ed è questa una prima
regola a cui attenersi: ogni rappresentazione di Dio che va contro
l’uomo, contro la sua vita, contro la sua umanità, che lo sminuisce o
lo distrugge è una falsa rappresentazione di Dio. Oppure, ma è la stessa
cosa, ogni modo di vivere la religione che porta a disprezzare un uomo,
a ridurlo a oggetto o a ucciderlo, nel suo corpo o nella sua mente,
rimanda a un falso Dio. Meglio essere ateo e servire la dimensione umana
dell’uomo che essere un uomo religioso posseduto da una
rappresentazione di Dio che deforma lo sguardo sull’uomo e che semina
morte. Un Dio degno dell’uomo, un Dio per l’uomo, non può essere che un
Dio che aiuta l’uomo a diventare più umano e che lo libera da ciò che,
dentro di lui o fuori di lui, lo disumanizza."
Jean-Marie Ploux Dieu n’est pas ce que vous croyes!, Mountrouge, Bayard, 2008; tr. it. M.N.Depeyrot, G. Rovero Dio non è quel che credi, Magnano, Qiqajon, 2010 pag. 13.
Il Dio che si fa degno dell’uomo non è forse un’esortazione per l’uomo
stesso a non accentrarsi sulla trascendenza divina poiché in Dio
l’uomo non è un semplice limite superato ma è l’ amato?
"per il caso di conflitto non è possibile indicare una soluzione
unica, ma sono necessarie distinzioni.[......]Il caso in cui è
necessario uniformarsi alle affermazioni magisteriali dovrebbe essere
quello normale e abituale.. Esso si riscontra ovunque la coscienza non
si esprima con definitiva certezza [...].In questo caso uniformarsi alle
affermazioni del magistero non è un tradimento della coscienza, ma una
conseguenza del suo dovere di base di essere aperta verso l'esterno."
L'alterità d'altri che deve spezzare il carattere definitivo dell'Io non può essere colta con l'aiuto di nessuna delle relazioni che caratterizzano la luce. Possiamo già anticipare dicendo che il piano dell'eros ci permette di intravederla, che l'altro per eccellenza è il femminile, grazie a cui un retromondo prolunga il mondo.
Levinas, E., Dall'Esistenza all'Esistente, Marietti, Casale Monferrato 1986, p. 77.