Editoriale: “Nuove tutte le cose” [Pasqua 2013]

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di Cristina Simonelli

«Ciò che è magico in una cerimonia è la sensazione inebriante di scoprire quello che sapevi da sempre» (Yasmine Chami). Anche scambiarsi ogni anno auguri di Pasqua ha il ritmo della ripetizione – la forma del rito, ma anche del movimento delle braccia che cullano un bambino o di parole ripetute per affetto. Sempre uguali, dunque, ma non identici: in ogni gesto, in ogni sillaba ripetuta c’è anche il nuovo, che li fa diversi dai precedente. Così l’annuncio di Pasqua che riceviamo e l’augurio che ci scambiamo sono lo stesso annuncio ma non identico, sono lo stesso augurio, ma non identico  – perché hanno in sé i giorni, i volti, gli eventi di ciascuno e di tutti.

Per questo possiamo ancora scambiarci un augurio che porta con sé la pietra ribaltata e il silenzio seriamente timoroso e pensosamente stupito delle donne, il cuore che brucia alle parole di uno straniero e lo riconosce al pane spezzato, le lacrime di Maria con la corsa del discepolo amato insieme alla gravità di Pietro, esperto di slanci ma anche di titubanze e rinnegamenti – ma soprattutto l’incontro eccedente e inaspettato con il Vivente, con noi e per noi tutti i giorni, Emanuele per sempre. Le ferite con cui Tommaso incrocia le proprie domande hanno un significato anche nella luce pasquale, per il futuro che è aperto nella memoria, memoria passionis – del crocifisso fuori delle mura e così di ognuno. Senza questo si giocherebbe anche l’apertura ad un futuro inclusivo e promettente. Le vite, le fatiche così non sono dimenticate: sono quelle di tutti, ma tra queste ricordiamo in maniera particolare le Ferite a morte (Serena Dandini), le troppe donne colpite a morte, spesso dentro le mura domestiche. L’alba di Pasqua è gravida anche della loro vita: «A mano a mano che avanzava la notte, cresceva un’ansia, una speranza di qualcosa di segreto che si sarebbe rivelato[…] lei percepiva quella specie di gestazione che l’alba fa patire nella notte avanzata, come se il giorno fosse già lì, nascosto, latente, in attesa che la notte lo desse alla luce» (Maria Zambrano, Delirio e destino).

In questo augurio che ci rivolgiamo reciprocamente portiamo dunque volti, desideri, progetti – e lo accompagniamo con alcune comunicazioni, feriali certo ma promettenti. L’assemblea del gennaio scorso aveva dato mandato di effettuare alcune variazioni nello Statuto. Verificatane la possibilità, abbiamo fatto le modifiche e da dopo Pasqua potrete vedere sul nostro sito lo Statuto con i nuovi articoli. Tra queste modifiche tuttavia una ci sta particolarmente a cuore e la vogliamo presentare in maniera più esplicita: si tratta dell’equiparazione della laurea magistrale in scienze religiose al baccalaureato in teologia. Diverse amiche che erano iscritte come “sostenitrici” o “in formazione” possono adesso, se lo desiderano, essere “pienamente aggregate”. Nonostante nessuna delle nostre attività ordinarie – ricevere la newsletter o partecipare ai convegni, ad esempio – sia preclusa a chi non è socia, l’adesione permette di porsi come soggetto collettivo e corrobora ognuna di noi e il coordinamento nel suo insieme: può far piacere penso sapere che le iscritte sono attualmente 93! Nello stesso ordine di considerazioni riteniamo utile che ognuna, sia ordinaria che aggregata, possa avere una propria pagina personale in profili: stiamo anche allargando il team dedicato al sito, che richiede un lavoro sempre più ampio, e presto si potrà avere un tutoraggio specifico per la pagina personale.

Una seconda comunicazione è anche un ringraziamento: per motivi pratici accostiamo alla sede legale di Via San Remo 12 (Roma), una segreteria operativa a Verona, di cui si fa carico M. Antonella Grillo. Il ringraziamento, oltre che a lei, va alla comunità della rivista ComboniFem che ospita il lavoro e il materiale nella propria casa, in Via Cesiolo: oltre al prodotto interno lordo dello scambio monetario, c’è anche un‘altreconomia, fatta di spazi e di tempi, di ospitalità e di competenze condivise!

Infine stanno prendendo forma i gruppi di lavoro di cui pure si è detto in assemblea, che in parte sviluppano quanto già era in atto, in parte danno vita a progetti da tempo auspicati.  Resta pertanto confermata la nostra adesione – per parte mia potrei dire anche “entusiasta” – al CATI, delegata per il quale è adesso Adriana Valerio. Il lavoro delle zone, che consente una presenza sul territorio larga e accogliente, ben oltre i confini CTI, prosegue, coordinato da Anna Gioeni. Infine si stanno sviluppando come settori specifici due contesti che da sempre ci stanno a cuore: un ambito di dialogo interreligioso ed ecumenico, coordinato da Renata Bedendo e un gruppo di relazione privilegiata con l’USMI, coordinato da M. Teresa Ricci. Gli ambiti individuati, lungi dal sequestrare i singoli temi, vorrebbero offrirsi come possibilità di lavoro sempre più partecipato.

Ci ripetiamo dunque auguri antichi e nuovi, per un lungo giorno pasquale, alacre e festoso, pensoso e lieve. In una parola, colmo di pace.