Fusaro, Nicoletta – Piazzola sul Brenta (PD) – Ordinaria †

Nicoletta Fusaro
Socia Ordinaria

Pubblicazioni

Nicoletta Fusaro, nata a Piazzola sul Brenta (PD) il 5.06.1962. Lavora come coordinatrice infermieristica presso l’Azienda USLL 15 (PD) ed è impegnata nell’animazione biblica per giovani e adulti.

Ha conseguito il Baccalaureato nel 1999 presso la Facoltà Teologica dell’Italia Settentrionale, sezione di Padova, con una tesi dal titolo: “Comunione e corresponsabilità. Spiritualità e pensiero ecclesiologico di Arnoldo Onisto (1912-1992) vescovo di Vicenza”, prof. Luciano Bertazzo.

Ha conseguito la Licenza in Teologia Spirituale l’11.12.2015, presso la Facoltà Teologica del Triveneto, con la dissertazione dal titolo: “Il ritorno in vita del figlio della vedova di Nain (Lc 7,11-17) come paradigma di compassione. Orizzonti di significato per la vita spirituale”, relatore prof. Luciano Fanin

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Il 9 giugno 2026 Nicoletta ha fatto il suo passaggio pasquale.

Persona di rara sensibilità e umanità, dal con-tatto con le persone assistite in terapia del dolore e dalla passione per la Parola aveva sviluppato la sua ricerca, pubblicata nel 2016. Condividiamo le sue parole:

“Perciò la conclusione del nostro lavoro non può che portarci al mattino di Pasqua, al cap. 24 di Luca, dove tre donne – Maria Maddalena, Giovanna e Maria di Giacomo – andarono al sepolcro portando gli aromi che avevano preparato (cf. Lc 24,1-10). Trovarono il sepolcro aperto ma non trovarono il corpo di Gesù. Ricevettero l’invito a non cercare tra i morti colui che è vivo e il compito di ricordare le parole del Signore. È a questo punto – prima di narrare la loro testimonianza (non creduta) agli Undici – che l’evangelista inserisce l’attestazione del cammino di fede di queste donne: «Ed esse si ricordarono delle sue parole» (Lc 24,8). Il testo traduce con «parole» il termine greco ῥημάτων che ha il significato di «quel che è detto», ma anche di «evento, fatto». La fede si appoggia sul ricordo delle parole, dei sentimenti, dei gesti del Signore. Non si tratta di custodire passivamente, nella memoria, le parole e i fatti vissuti o ascoltati ma di scrutarne il senso e sforzarsi di comprendere la solidità di ciò che si è ricevuto (cf. Lc 1,4; 2,19). Ora, anche per la madre vedova di Nain quel giorno è stato un mattino di Pèsah («pasqua», «passaggio»). Il suo andare al sepolcro del figlio, accogliere l’invito a non piangere per un morto, poter lasciare aperto (e vuoto) quel sepolcro grazie alla compassione del Signore, fa anche di lei una madre-scrigno che conserva quelle parole-evento nel suo cuore (cf. Lc 2,51). Anche di lei si può pensare che abbia ricordato per sempre le parole del Signore e quella compassione per lei. La stessa compassione che ancora, di carne in carne, può far «passare oltre» il dolore, oltre la morte, verso la vita”.