Carissime e carissimi,
questi sono giorni in cui molte parole di augurio ci raggiungono e molte immagini e suggestioni si illuminano davanti e intorno a noi. Sono giorni in cui ci obblighiamo alla festa, anche senza capire come il buio del tempo e del mondo possa lasciarci davvero modo di festeggiare.
Il Vangelo, però, ci impone di guardare il buio attendendo la luce e di ascoltare il silenzio per sentire voci di annunciatrici e annunciatori di pace. Il Vangelo ci ricorda altre notti della storia e ci ricorda pietre sbalzate dai sepolcri, bambini promessi e accolti, storpi guariti, smarriti raccolti.
Da qui ci costringiamo a fare festa, prepariamo le case, le tavole, i piccoli segni di affetto per gli amici e di carità per i poveri: osiamo sentirci ricche e ricchi a fronte di ogni povertà, colme di ogni speranza di fronte all’ottusa stupidità dei potenti.
D’altra parte questo è il tempo in cui le sterili godono in segreto della loro liberazione, il tempo in cui le ragazzine dialogano con gli angeli sulla salvezza del popolo, questo è il tempo in cui le profetesse intonano canti che annunciano visioni di un mondo altro. Questo è il nostro tempo.
Proprio questo tempo buio è quello in cui noi vogliamo essere portatrici di vita, in cui scopriamo di esserlo.
E allora che sia la luce!
Ancora una volta per tutti. E per noi.
Simona Segoloni


