Qualche riga sull’Ecumenismo in Georgia
uno sguardo storico
Si puo’ dire che ufficialmente non c’e’ mai stata una separazione tra la Chiesa di Georgia e quella di Roma. Durante la storia dei secoli scorsi i re giorgiani hanno sempre
cercato di avere un rapporto con il papa ed il che significava averlo anche con l’Europa. (Nel dodicesimo secolo c’e’ gia’ un sede vescovile latina in Tbilisi).
La presenza cattolica (latina) si e’ sviluppata nei
secoli con le missioni dei Teatini, Capuccini, Gesuiti….) con momenti
piu’ intensi ed altri meno…. La comunita’ cattolica nei secoli
passati risultava significativa nel campo intellettuale (vedi diversi
nomi rimasti
nella storia della Georgia: Paliasvhili compositore d’opera (sua e’ anche la musica dell’inno della Georgia attuale) Ozxeli fondatore dui una universita’, Tamarashvili scrittore della storia in georgia.. Subalasvili,
famiglia costruttrice di palazzi e chiese…)Nel 17 sec. A Istanbul
venne costruito un monastero per la formazione dei preti cattolici
Georgiani
(e’ rimasta ora la Chiesa )
il periodo comunista rimase aperta una Chiesa Cattolica a Tbilisi.. La
fede venne vissuta nelle case ed in quel periodo non ci furono problemi
tra le varie confessioni
(tutte erano considerate minoranza).Le altre chiese vennero chiuse o
lasciate andare in rovina
1993 venne creata l’Amministrazione Apostolica con la presenza della
Nunziatura. Nel 1994 vennero inviati gli Stimmatini che mandarono due
sacerdoti (p. Gabriele Bragantini
e me). L’impegno per lo studio della lingua fu difficile ma importante
per l’incontro con questo popolo.Nel 1996 mi venne chiesto di fare
l’Amministratore Apostolico. Lentamente vennnero rinnovate le strutture
della
chiesa (parrocchie, consigli pastorali, programmi per la catechesi,
luoghi per incontri…) tutto con molta difficolta’ perche’ era un
ripartire da zero (preparazione catechismi, messale, preghiere,
liturgie…un grandissimo,
lento e ancora non concluso lavoro) .Nel 1999 venne riconsacrata la
chiesa cattedrale (prima distrutta) e venne visitata del s. Padre (8-9
novembre).Nel 2000 venni consacrato vescovo a Roma dal Papa. Nel
2006con la celebrazione
del Sinodo diocesano si scelsero le tre direzioni per il prossimo
futuro: la sfida della comunione, della formazione e del servizio in
collaborazione con i laici..
I nodi piu’ grossi
Chiesa cattolica attuamente non e’ riconosciuta giuridicamente dallo
Stato. Si e’ lavorato assieme con il ministero ad un progetto di legge
ma non e’ mai arrivato in
porto. Solo la Chiesa ortodossa e’ riconosciuta con un concordato, le
altre religioni o confessioni non lo sono. I problemi che nascono sono
a livello psicologico (non essere riconosciuti fa sbiadire l’identita’)
e
legale (problema delle proprieta’, dei documenti…).
Nei confronti della chiesa ortodossa.
Non c’e’ stato mai un segno di avvicinanza partito dalla Chiesa
ortodossa, solo dei piccolissimi segni di risposte ad alcuni dei tanti
imput dati.
problema grosso e’ il non riconoscimento del battesimo cattolico da
parte della Chiesa ortodossa che invece cerca di ribattezzare e quindi
di far sparire i cattolici. Non
e’ possibile concepire un Georgiano che non sia ortodosso. Non si
riesce ad affrontare nel dialogo questo problema. Le conseguenze di
questa atteggiamento è che la Chiesa cattolica non e’ ritenuta una
chiesa cristiana
(alcuni sacerdoti e vescovi lo affermano chiaramente).
Il
secondo problema e’ il non riconoscimento del matrimonio. Quando un
ragazzo e una ragazza di confessione diversa si sposano, se vanno nella
chiesa ortodossa al cattolico
viene richiesto di ribattezzarsi e di diventare ortodosso, se vanno
nella Chiesa cattolica, rimangono nella loro fede, ma l’ortodosso
quando ritorna e’ espulso dalla Chiesa. Il risultato di ciò è che molti
cattolici per non avere problemi si fanni ribattezzare.
Il
terzo problema riguarda le chiese. Non vengono riconsegnate 5 chiese
cattoliche che sono state date nei primi anni novanta agli ortodossi,
anzi quasi tutte sono state fatte
cattedrali ortodosse , e per i georgiani, piu’ che per noi occidentali,
questo e’ molto doloroso dato che sanno che i loro padri le hanno
costruite.
Un
altro problema e’ la non possibilita’ di fare nessuna preghiera
assieme. Anzi e’ proibito agli ortodossi di entrare in una chiesa
cattolica. Nei gruppi misti (fede
e luce, S. Egidio, caritas..) cio’ diventa un problema anche se piano
piano poi chi fa parte del gruppo riesce a superarlo se non e’ troppo
dipendente dal proprio padre spirituale.
Mia visione.
e’ il compito principale della nostra Chiesa qui in Georgia. “perche’
tutti siano una cosa sola” e’ scritto nel mio stemma e il nostro sinodo
lo ha
riaffermato l’anno scorso con forza come un atto di coraggio da fare
sempre.. Non siamo qui per “fare cattolici”, ma per aiutare a capire il
valore della “cattolicita’” del credo, che e’ uno dei fondamenti della
Chiesa di Cristo. Occore pazienza. stiamo lavorando per il futuro. Ho
fatto l’esperinza di quanto e’ diverso l’ecumenismo visto dall’Italia
che da queste terre..spesse volte la situazione qui non è compresa
perché c’è molta diversità. Certi incontri che fanno impressione a
livello internazionale (visite di patriarchi del papa, convegni..)
credo siano indispensabili non perche’ indicano il traguardo
raggiunto dall’ecumenismo, ma perche’ indicano la meta a cui
indirizzarci. Se non e’ chiaro questo poi nascono molte incomprensioni
e delusioni. Mi ha scioccato quando, preparando la vista del papa in
Georgia, non sono
riuscito a fare in modo che il successore dell’Apostolo Pietro (il
papa) e di Andrea, suo fratello (patriarca di Georgia) non potessero
dire un “Padre nostro” assieme. Dobbiamo tenere presente che la
situazione della
Georgia nel campo ecumenico., a detta di tanti, e’ piu’ difficile di
altre…forse la piu’ difficile.
Nel
mondo cristiano questa e’ una delle scommesse piu’ grandi che dobbiamo
fare:”che tutti siano uno” . la Chiesa cattolica in Georgia e’ formata
da tre riti (latino,
assiro caldeo e Armeno) questo denota la ricchezza delle diversita’
anche se risulta una fatica che appesantisce qualche volta il cammino.
Qualche prospettiva futura.
Bisogna crederci e come diceva la preghiera Ecumenica di quest ‘anno “pregare incessantemente” perche’ l’unita’ e’ una grazia.
Un
lavoro di base possono farli i movimenti e tutte le iniziative dove la
collaborazione sia possibile: vedi quelle nel campo umanitario. (nella
Caritas c’e’ una comunione
di fatto)
Ci
sono dei segni di speranza. L’isituto di teologia per laici che abbiamo
iniziato da anni raccoglie persone di varie confessioni che studiano
assieme la teologia e l’eccleesiologia
con professiori di varie confessioni. Queste persone avranno una
formazione diversa e poi potranno incidere nella formazione di altri.
Essendo un fatto anche culturale, bisogna sempre piu’ incamminnarsi in
un lavoro di formazione.
A noi cattolici ci fa bene questa esperienza che ci pone in minoranza,
e ci fa apprezzare e capire le fatiche degli altri.
+p. Giuseppe Pasotto

