Padova, Fondazione Lanza, forum di Etica Applicata: “Per un’etica civile. Idee, proposte e pratiche per una nuova convivialità”

Quando:
21 Marzo 2013@08:00–22 Marzo 2013@16:30
2013-03-21T08:00:00+00:00
2013-03-22T16:30:00+00:00
II Forum di Etica Applicata
Idee proposte e pratiche per una nuova convivialità
In allegato il programma e il Manifesto del Forum; per iscrizioni, per ulteriori informazioni e per i primi importanti contributi al dibattito pre-forum si veda il sito www.fondazionelanza.it o la pagina Facebook di Fondazione Lanza.
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 Padova, Centro Culturale Altinate/San Gaetano 21 – 22 marzo 2013

Manifesto

Per una rinnovata etica civile

Una proposta della Fondazione Lanza

  1. “Per una rinnovata etica civile” è il manifesto-proposta lanciato dalla Fondazione Lanza in preparazione al II Forum Nazionale di Etica Applicata: Per un’etica civile. Idee, proposte e pratiche per una nuova convivialità, che si terrà a Padova il 22-23 marzo 2013, che vedrà la presentazione di un documento più ampio e articolato con il quale si intende suscitare e risvegliare quel “dibattito pubblico” che è il motore della formazione di ogni senso civico, specialmente nella vita democratica.

Il manifesto è un’occasione di riflessione e di impegno da condividere con quanti si domandano come ritrovare le buone ragioni per vivere insieme in un tempo – come l’attuale – di frammentazione e prevalente contrapposizione. Nasce dall’esperienza, maturata in 25 anni di lavoro sul fronte della riflessione etica, che ha portato la Fondazione Lanza a considerare la civitas concreta realtà locale e cifra di una convivenza su scala più ampia.

I. Un bene a rischio

  1. Oggi si avverte un senso di sfiducia nella possibilità di un buon governo della civitas, che raccordi qualità ed equità, che integri la democrazia come regime politico e la democrazia come forma sociale orientata alla giustizia. C’è un clima alimentato da tanti episodi di uso strumentale della cosa pubblica e di corruzione, da comportamenti irresponsabili che hanno contribuito alla crisi economica in atto.
  2. Si sta allentando la fiducia verso ciò che è comune e rischiamo di allontanarci gli uni dagli altri, dimenticando cosa significhi essere con-cittadini, abitatori di uno spazio condiviso. Crescono le contrapposizioni fino – talvolta – alla demonizzazione dell’alterità, come se fossimo stranieri gli uni agli altri, come se avessimo smarrito la capacità di porre in dialogo i diversi orientamenti ideali che ci muovono.
  3. Fatica anche a prender forma un’autentica società civile internazionale, capace di assumersi una responsabilità solidale per la società globale – ma anche solo per la casa comune europea – e di esprimere istituzioni che ne garantiscano una governance efficace e uno sviluppo sostenibile.
  4. Questa varietà di fattori mette a rischio la civitas: bene prezioso ed essenziale per gli esseri umani che solo nell’interazione sociale possono costruire “vita buona”. È per questo che abbiamo bisogno di rinnovate ragioni che sostengano una partecipazione attiva e responsabile dei cittadini.

II. Ritrovare il civile

  1. Una prima ragione e radice di speranza la possiamo trovare nel linguaggio quotidiano, che custodisce il tesoro prezioso di una società civile, basti pensare alla ricchezza di significati – anche etici – di termini come “civile” e “civico”: persona civile/incivile, società civile e ancora senso civico, educazione civica (oggi significativamente divenuta nella scuola cittadinanza e costituzione). La stessa generatività di senso vive nelle buone pratiche e nei valori che abitano la società civile; nel rinnovamento degli stili di vita nel segno della solidarietà e della sostenibilità promosso da tanti soggetti, nell’attenzione per la responsabilità sociale ed ambientale di tante imprese, nell’azione politica e amministrativa di molte città e comunità locali.
  2. Tutto ciò assume un significato più denso alla luce di un patrimonio culturale, elaborato in quei passaggi chiave della nostra storia che hanno esteso la comprensione di cosa significhi essere cittadini: le prime forme di democrazia nella polis; il contributo della tradizione cristiana, con la sua attenzione per la convivenza nella pace; l’esperienza dei Comuni e poi la modernità… Tappe che segnano il progressivo passaggio dalla condizione di suddito a quella di cittadino, fino al sorgere di ciò che oggi chiamiamo società civile: è la democrazia stessa – a differenza dei regimi dittatoriali – ad aver bisogno di etica e di virtù civili, di cittadini attivi e non di sudditi.
  3. Le prospettive richiamate sono diverse e non si possono mescolare ingenuamente. Occorre farle interagire costruttivamente, per ricercare consenso nella varietà. Al cuore di un’etica civile che voglia abitare in modo fecondo la modernità sta dunque il dialogo tra orizzonti ideali differenti e la valorizzazione di esperienze comuni di senso. Solo così si potrà ritessere una rete di valori e pratiche attorno ad alcune parole, che permettano l’interazione positiva di una pluralità di soggetti.
  4. Si pensi alla nozione di persona e a quella sua dignità singolare, che si realizza appieno in un contesto di relazionalità. Qui si può coniugare la domanda di eguaglianza con l’attenzione per la diversità e per le relazioni, in forme lontane da ogni individualismo. Tale istanza andrà articolata nei diversi momenti del ciclo di vita, nella promozione di positivi rapporti tra le generazioni, a partire dalla famiglia. La dimensione relazionale rimanda anche a quelle pratiche di reciprocità e condivisione che ricostituiscono il legame sociale, disegnando una logica e una pratica della convivialità e del dono.
  5. In questo orizzonte si inserisce la responsabilità, come personale ed attivo coinvolgimento in ciò che è comune, in vista di una società che distribuisce equamente diritti e doveri; e si radica una politica orientata al bene comune come insieme delle condizioni che permettono una convivenza buona ai cittadini, consentendo a tutti il perseguimento dei propri piani di vita. La promozione del bene comune è il fine autentico dell’agire politico, che non può essere piegato a interessi particolari, ma esige uno sguardo ampio, attento alla generazione presente e a quelle future. Per questo un’etica civile chiede una cura rigorosa e puntuale dei beni comuni – da quelli ambientali a quelli sociali e culturali, fino allo stesso tessuto della legalità.
  6. La ricerca di una scala di priorità rimanda ad un dialogo civile tra i diversi soggetti, con la Costituzione quale riferimento chiave e polo di valori condiviso. In questo contesto può essere valorizzato il contributo delle diverse ispirazioni ideali che abitano il nostro tempo, incluse quelle religiose, preziose riserve di senso. Per il mondo cristiano si tratta di esprimere uno stile del vivere comune propositivo, che sappia animare la polis con una presenza solidale, costruendo legame sociale.

 

III Per coltivare un’etica civile

  1. Vi sono alcuni ambiti strategici nei quali un’etica civile mostra la sua rilevanza, indicando buone pratiche e nodi da affrontare. Ne segnaliamo due in particolare in quanto sono gli ambiti di riflessione della Fondazione.
  2. Un’etica civile richiama la sostenibilità, non come tema bensì come prospettiva di azione in cui ripensare la governance delle relazioni tra ecosistemi naturali e sociali.
    Un futuro abitabile esige: a) città sostenibili, rette da efficaci politiche di gestione dei beni ambientali primari (acqua, aria, energia, rifiuti, suolo, paesaggio) e della mobilità, per un uso responsabile del territorio; b) nuovi modelli di produzione, in cui l’economia verde sia costitutiva della responsabilità sociale di impresa; c) un profondo rinnovamento di modelli di consumo e stili di vita, nel segno della sobrietà, della condivisione di beni e servizi, dell’attenzione alla qualità ecologica.
  3. Altrettanto fondamentali per ogni essere umano e per la civitas sono il bene salute e il bene vita – necessari per la fruizione di ogni altro bene – alla cui tutela è orientata la pratica medica. La Costituzione li qualifica: «interesse della collettività» (art. 32, c.1). Sono veri beni comuni di tipo relazionale: la salute di ognuno è collegata a quella di tutti coloro con cui ci si trova in relazione. Anche la pratica medica si svolge in un ambito sociale, grazie alle risorse che la società mette a disposizione, alla disponibilità di tempo di volontari, donatori di sangue, organi, tessuti, ecc… Etica e solidarietà civile sono, dunque, essenziali per la promozione della salute nella civitas.
  4. Questi primi ambiti segnalati evidenziano quanto sia centrale per la convivenza – nelle città, ma anche in quella civitas globale che è il nostro pianeta – la ritessitura di una rete di comunicazione e di solidarietà tra i diversi soggetti coinvolti. Di qui l’esigenza di una puntuale educazione al civile, che formi ad un vissuto di socialità rinnovata e faccia crescere un sentire condiviso nella civitas che abitiamo, nel dialogo e nel confronto tra una varietà di soggetti.
  5. Un futuro abitabile – ed è questa l’istanza che ha mosso la Fondazione Lanza a formulare questa proposta – può essere costruito solo assieme, nella civile ricerca di parole e pratiche comuni, che possano ridare senso al nostro convivere.

Per visualizzare il depliant clicca qui: LANZA FORUM ETICA CIVILE 2013 Depliant F2 x MAIL R2 (1)

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